Safety In Motion Day
Data Centers of the future are here

La sicurezza stradale viene spesso raccontata come un tema tecnico: norme, dispositivi, prestazioni dei mezzi, infrastrutture. Eppure, anche quando tutto sembra funzionare, resta una variabile decisiva che continua a incidere più di quanto siamo disposti ad ammettere: il comportamento umano.
È da qui che ha preso forma il Safety In Motion Day, organizzato da Lombardini22 con MB Safety e Inter-Action di Carla Mammone e ospitato all’Hub Lombardini22. Un pomeriggio costruito per spostare il baricentro del discorso e affrontare la sicurezza non come materia astratta o insieme di prescrizioni, ma come pratica quotidiana, fatta di attenzione, percezione, abitudine, responsabilità e capacità di leggere ciò che accade intorno a noi.
A guidare l’incontro è stato Max Laudadio, che ha introdotto il tema con una considerazione tanto semplice quanto decisiva: per chi passa molto tempo alla guida, oggi uno dei rischi più grandi è la disattenzione. Un punto di partenza immediato, che ha dato il tono all’intero pomeriggio. Dopo i saluti iniziali di Paolo Facchini, Presidente di Lombardini22, Marco Bissoni, Amministratore di MB Safety, ha allargato il campo: gli incidenti stradali non sono un rischio marginale o circoscritto, ma una dimensione trasversale che tocca tutte le aziende, dai tragitti casa-lavoro alle trasferte professionali.

A dare consistenza a questa riflessione sono stati i dati presentati da Antonella Iacovello di INAIL Lombardia, che hanno restituito il peso reale del fenomeno. Ma il punto più interessante non riguardava soltanto i numeri, ma il loro significato.
Se in passato il rischio era associato soprattutto ai limiti del mezzo, oggi il pericolo passa sempre più spesso da una soglia attentiva abbassata, da un rapporto continuo con gli stimoli, da una forma di iperconnessione che modifica il nostro modo di stare in strada.
La prima tavola rotonda ha approfondito proprio questo nodo, mettendo in dialogo Marco Bissoni (MB Safety), Andrea Zaminato (MB Safety), Andrea Ciceri (SenseCatch), Marco Scotti (Centro Guida Sicura ACI Vallelunga) e Biagio Principe (INAIL Lombardia). Ne è emersa una consapevolezza scomoda, ma necessaria: non siamo attenti quanto crediamo di essere. Il nostro cervello lavora per selezione, filtra, esclude, semplifica; è una dinamica che nella vita quotidiana ci aiuta a gestire la complessità, ma che alla guida può trasformarsi in un limite pericoloso.

Uno dei passaggi più significativi ha riguardato l’illusione del controllo: l’idea che una telefonata in vivavoce, per esempio, sia innocua solo perché le mani restano libere. In realtà, il problema non è soltanto fisico, ma cognitivo. Quando una parte dell’attenzione viene assorbita altrove, ciò che perdiamo non è solo concentrazione: perdiamo pezzi di contesto, porzioni di realtà, margine di lettura di ciò che accade intorno a noi.
Anche il rapporto con la tecnologia è emerso in modo meno scontato di quanto si potrebbe pensare. Sistemi di assistenza, dispositivi di sicurezza, strumenti di supporto alla guida sono risorse fondamentali, ma non sono mai neutri: funzionano davvero solo se chi li utilizza ne comprende limiti, logiche e implicazioni.
Senza formazione e consapevolezza, la tecnologia rischia di produrre un effetto paradossale: rassicurare troppo, e quindi abbassare la soglia di attenzione.
La seconda tavola rotonda, con Carla Mammone (Inter-Action), Vincenzo Iuzzolino (Associazione Italiana Noi Camionisti), Renato Santi (padre del pilota Raul Santi), Stefano Walter Pedano (Bad Drivers of Italy) e Alessio Tavecchio (Fondazione Tavecchio), ha spostato il discorso sul terreno della cultura della prevenzione e dell’esperienza. È emersa con forza l’idea che la formazione non coincida con la semplice trasmissione di nozioni, ma con un processo più profondo: trasformare ciò che sappiamo in comportamenti coerenti.

Da punti di vista diversi, i relatori hanno riportato al centro la distanza che spesso separa conoscenza e azione. Da un lato i più giovani, più esposti all’impulso e all’influenza del gruppo; dall’altro gli adulti, spesso vittime di automatismi, eccesso di confidenza e abitudine.
Il pomeriggio si è concluso con una parte esperienziale pensata per rendere ancora più tangibili i temi emersi durante i talk. Dopo aver ascoltato dati, testimonianze e riflessioni sul ruolo dell’attenzione, della percezione del rischio e della responsabilità individuale, i partecipanti hanno potuto confrontarsi direttamente con alcune situazioni capaci di trasformare il discorso in esperienza.
La Crash Test Experience è stata una delle prove più immediate nel restituire il rapporto tra comportamento e conseguenze. Non tanto come simulazione estrema, quanto come occasione per percepire in modo diretto la forza dell’impatto e il valore concreto della prevenzione.
Accanto a questa, le simulazioni di stati alterati hanno permesso di sperimentare in prima persona quanto anche una variazione nella percezione possa modificare equilibrio, orientamento e capacità di reazione. Attraverso apposite maschere, i partecipanti hanno potuto misurarsi con diverse condizioni che alteravano la lettura dello e dei movimenti, rendendo evidente quanto i sensi possano diventare meno affidabili quando cambia il nostro stato di lucidità.
L’esperienza al buio ha aggiunto un ulteriore livello di consapevolezza, spostando l’attenzione sul tema della percezione e della fiducia nei propri automatismi. Privati di un riferimento immediato come la vista, i partecipanti si sono trovati a riconsiderare il modo in cui leggono l’ambiente circostante e reagiscono agli stimoli. Un esercizio semplice solo in apparenza, ma molto efficace nel mostrare quanto la sicurezza dipenda anche dalla qualità con cui interpretiamo ciò che accade intorno a noi.
A completare il percorso, l’Eye Tracker e i test legati alle neuroscienze e all’attenzione visiva hanno tradotto in forma pratica uno dei messaggi centrali emersi nel corso del pomeriggio: vedere non significa necessariamente accorgersi. Le prove hanno mostrato in modo concreto come l’attenzione sia selettiva, come il cervello filtri continuamente le informazioni e come, anche in condizioni apparentemente normali, sia possibile perdere elementi essenziali del contesto.
Non è stata una coda pratica, né un momento dimostrativo pensato per alleggerire il racconto. Il contrario: è stato il punto in cui molte delle cose ascoltate hanno smesso di essere argomenti e sono tornate a essere esperienza. In fondo, è proprio qui che la sicurezza cambia natura: quando smette di coincidere con ciò che pensiamo di sapere e torna a misurarsi con ciò che percepiamo davvero.
DI OGNUNO
Dal progetto DI OGNUNO (scopri di più sulla Reception di Ognuno), nato da un’iniziativa di HospitalityRiva in collaborazione con Lombardini22 con Village for all - V4A® Ospitalità Accessibile, nasce un documento digitale che accompagna in un viaggio nel mondo dell’ospitalità accessibile e della progettazione universale nel settore dell’accoglienza, alla ricerca di risposte e soluzioni per la creazione di spazi e servizi che rispondano alle esigenze DI OGNUNO.
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