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Perché non si può fare pedagogia senza architettura (e viceversa)
25/3/2026
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Due discipline apparentemente molto distanti tra loro, ma che, invece, non si possono pensare l’una senza l’altra. Basta guardare, ad esempio, a come vengono ordinati i banchi di una classe prima di una lezione frontale o prima di una sessione di lavoro in gruppo. Ma questo legame va ben oltre la scuola e coinvolge tutti gli ambienti, come la casa, l’ufficio o il supermercato.

La configurazione dello spazio riveste un ruolo essenziale nella pratica educativa: orienta comportamenti, produce relazioni, sostiene e veicola modalità di apprendimento, dà forma all’esperienza e a chi la abita. E a partire dalla disposizione dello spazio, è dunque possibile riconoscere e leggere i modelli educativi impliciti che orientano i progetti e incidono sulle forme dell’esperienza e dell’abitare. Questo non è immediato, ma richiede uno sguardo attento, particolare, pedagogico.

Un workshop dedicato  

Per questo motivo, mercoledì 25 marzo abbiamo invitato nel nostro Hub Lombardini22 Samuele Casartelli, Vicepresidente di Borea Scs, pedagogista e dottorando in Sociologia, organizzazioni e culture all’Università Cattolica del Sacro Cuore di Milano e Manuela Palma, Professoressa Associata in Pedagogia Generale e Sociale all'Università degli Studi di Milano-Bicocca.

Durante il workshop Samuele e Manuela ci hanno mostrato che cosa è e che cosa non è pedagogia e il ruolo decisivo che la progettazione architettonica gioca nella formazione, al pari delle relazioni o delle tecniche psicoeducative.

Il processo educativo è sempre mediato da un ambiente, che i pedagogisti sono chiamati ad allestire, costruendo – per usare le parole di Riccardo Massa, filosofo dell'educazione e pedagogista – “un mondo nel mondo”, in cui le regole della vita diffusa vengono sospese per lasciare il posto a un’esperienza autenticante.

Il dispositivo e la radura

Gli spazi hanno la capacità di invitare le persone ad assumere diversi comportamenti, a seconda della loro configurazione. Già Michael Focault, filosofo e sociologo francese, parlava delle strutture architettoniche come dispositivi agenti, riconoscendo in loro il potere di predisporre a certi tipi di comportamento. A partire dall’analisi del panopticon – una struttura carceraria teorizzata da Jeremy Bentham alla fine del XVIII secolo – Focault individua un vero e proprio “modello formativo” che sta all’origine della strutturazione di molti spazi chiave della società contemporanea: scuole, caserme, ma anche supermercati o fabbriche.

Pensiamo alle università: l’aula accademica di tipo tradizionale è orientata a un modello trasmissivo, dove tutte le sedute sono fissate al pavimento e orientate verso un unico punto, la cattedra, da cui viene impartito il sapere. Alcune università, invece, hanno aule che invitano alla collaborazione, con una disposizione a cerchio delle sedie e con arredi riconfigurabili. Due layout, due dispositivi, due modelli pedagogici opposti.

Oltre a quella del dispositivo c’è un’altra immagine che vale la pena approfondire: è quella della pedagogia come radura, proposta da Martin Heidegger. La radura è lo spazio che si apre nel bosco dell’esistenza, è il posto dove avviene un disvelamento e dove la verità emerge con più chiarezza. Anche la radura si può allestire: non per produrre assoggettamento, come accade nel panopticon, ma soggettivazione.

© Erica Mela Magagnato

Pedagogia dell’abitare

Sia il dispositivo che la radura sono luoghi e, in quanto tali, vanno costruiti. Da questo deriva la responsabilità per chi progetta di prendere consapevolezza dei modelli da cui, forse inconsapevolmente, trarre ispirazione e di quelli che, consapevolmente, possono rispondere in modo adeguato ai bisogni della società di oggi. Una società sempre più complessa, dove le persone, tra le altre necessità, hanno quella di trovare luoghi in cui imparare, crescere e condividere. Luoghi in cui incontrare il mondo e sé stessi. Pedagogia e architettura, dunque, possono allearsi per provare a rispondere insieme, pur con strumenti diversi, alle complesse sfide educative e progettuali del presente.

DI OGNUNO

Dal progetto DI OGNUNO (scopri di più sulla Reception di Ognuno), nato da un’iniziativa di HospitalityRiva in collaborazione con Lombardini22 con Village for all - V4A® Ospitalità Accessibile, nasce un documento digitale che accompagna in un viaggio nel mondo dell’ospitalità accessibile e della progettazione universale nel settore dell’accoglienza, alla ricerca di risposte e soluzioni per la creazione di spazi e servizi che rispondano alle esigenze DI OGNUNO.

Scopri l'Universal Design nell'ospitalità

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March 25, 2026
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March 25, 2026

Un mondo nel mondo

Due discipline apparentemente molto distanti tra loro, ma che, invece, non si possono pensare l’una senza l’altra. Basta guardare, ad esempio, a come vengono ordinati i banchi di una classe prima di una lezione frontale o prima di una sessione di lavoro in gruppo. Ma questo legame va ben oltre la scuola e coinvolge tutti gli ambienti, come la casa, l’ufficio o il supermercato.

La configurazione dello spazio riveste un ruolo essenziale nella pratica educativa: orienta comportamenti, produce relazioni, sostiene e veicola modalità di apprendimento, dà forma all’esperienza e a chi la abita. E a partire dalla disposizione dello spazio, è dunque possibile riconoscere e leggere i modelli educativi impliciti che orientano i progetti e incidono sulle forme dell’esperienza e dell’abitare. Questo non è immediato, ma richiede uno sguardo attento, particolare, pedagogico.

Un workshop dedicato  

Per questo motivo, mercoledì 25 marzo abbiamo invitato nel nostro Hub Lombardini22 Samuele Casartelli, Vicepresidente di Borea Scs, pedagogista e dottorando in Sociologia, organizzazioni e culture all’Università Cattolica del Sacro Cuore di Milano e Manuela Palma, Professoressa Associata in Pedagogia Generale e Sociale all'Università degli Studi di Milano-Bicocca.

Durante il workshop Samuele e Manuela ci hanno mostrato che cosa è e che cosa non è pedagogia e il ruolo decisivo che la progettazione architettonica gioca nella formazione, al pari delle relazioni o delle tecniche psicoeducative.

Il processo educativo è sempre mediato da un ambiente, che i pedagogisti sono chiamati ad allestire, costruendo – per usare le parole di Riccardo Massa, filosofo dell'educazione e pedagogista – “un mondo nel mondo”, in cui le regole della vita diffusa vengono sospese per lasciare il posto a un’esperienza autenticante.

Il dispositivo e la radura

Gli spazi hanno la capacità di invitare le persone ad assumere diversi comportamenti, a seconda della loro configurazione. Già Michael Focault, filosofo e sociologo francese, parlava delle strutture architettoniche come dispositivi agenti, riconoscendo in loro il potere di predisporre a certi tipi di comportamento. A partire dall’analisi del panopticon – una struttura carceraria teorizzata da Jeremy Bentham alla fine del XVIII secolo – Focault individua un vero e proprio “modello formativo” che sta all’origine della strutturazione di molti spazi chiave della società contemporanea: scuole, caserme, ma anche supermercati o fabbriche.

Pensiamo alle università: l’aula accademica di tipo tradizionale è orientata a un modello trasmissivo, dove tutte le sedute sono fissate al pavimento e orientate verso un unico punto, la cattedra, da cui viene impartito il sapere. Alcune università, invece, hanno aule che invitano alla collaborazione, con una disposizione a cerchio delle sedie e con arredi riconfigurabili. Due layout, due dispositivi, due modelli pedagogici opposti.

Oltre a quella del dispositivo c’è un’altra immagine che vale la pena approfondire: è quella della pedagogia come radura, proposta da Martin Heidegger. La radura è lo spazio che si apre nel bosco dell’esistenza, è il posto dove avviene un disvelamento e dove la verità emerge con più chiarezza. Anche la radura si può allestire: non per produrre assoggettamento, come accade nel panopticon, ma soggettivazione.

© Erica Mela Magagnato

Pedagogia dell’abitare

Sia il dispositivo che la radura sono luoghi e, in quanto tali, vanno costruiti. Da questo deriva la responsabilità per chi progetta di prendere consapevolezza dei modelli da cui, forse inconsapevolmente, trarre ispirazione e di quelli che, consapevolmente, possono rispondere in modo adeguato ai bisogni della società di oggi. Una società sempre più complessa, dove le persone, tra le altre necessità, hanno quella di trovare luoghi in cui imparare, crescere e condividere. Luoghi in cui incontrare il mondo e sé stessi. Pedagogia e architettura, dunque, possono allearsi per provare a rispondere insieme, pur con strumenti diversi, alle complesse sfide educative e progettuali del presente.

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March 25, 2026
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