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10/7/2026
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Paolo Facchini, Igor Rebosio
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“Cos'è la creatività?”

È iniziata così una delle molteplici conversazioni che sono nate all’interno della terza edizione del Camp estivo Lombardini22 organizzato da Altinsensi su iniziativa di Elle22, il che si è svolto dal 29 giugno al 3 luglio, e tornerà anche a settembre.

Quest’anno abbiamo avuto il piacere di avere con noi anche Marco e Vittoria che per il loro percorso di stage hanno supportato le attività del camp e che hanno condiviso con noi il racconto della loro esperienza. Ecco cosa ci hanno raccontato:

"La creatività serve a risolvere i problemi quando quello che è già stato inventato non ti può aiutare." Ha risposto A., mentre E. l’ha descritta così: "La creatività è la fantasia e serve per fare divertire gli altri bambini."

Poi T. ha aggiunto: "La creatività è dentro di te e ti aiuta a inventare cose. Rende la realtà più bella aiutandoti a creare cose che altrimenti non saresti stato capace di immaginare."

Davanti a uno stesso quesito, abbiamo ricevuto tre risposte diverse e complementari, a riprova del fatto che non esiste un solo modo di guardare il mondo, ma tanti punti di vista complementari che si alimentano a vicenda. Per noi questa è stata la prima esperienza all'interno del Camp di Lombardini22; Per Altisensi, invece, la terza edizione di un percorso che continua a mettere il pensiero creativo al centro dell'esperienza educativa.

Ogni attività iniziava con uno stimolo: un libro, una storia, un'opera d'arte, una domanda, e ogni volta i bambini e le bambine lo rendevano proprio: ognuno trasformava e arricchiva i diversi spunti con la propria esperienza e lo restituiva al gruppo sotto una forma completamente nuova.

Leggere il mondo

Durante uno dei laboratori abbiamo osservato insieme le carte illustrate di Hervé Tullet, ma non le abbiamo utilizzate in maniera lineare. Non erano carte da abbinare, né immagini da interpretare correttamente, ma punti di partenza per innescare il dialogo.

Prima abbiamo chiesto ai bambini quali fossero, secondo loro, i problemi più importanti del mondo e le risposte che abbiamo ricevuto ci hanno lasciate a bocca aperta.

Chi ha detto ‘la guerra’, ‘la solitudine’ e chi ancora ‘il patriarcato’. C’è stata una risposta che ci ha colpito particolarmente: "le persone che ci dicono a cosa pensare."

Da quello stesso esercizio, poi, sono nati strumenti immaginari capaci di risolvere proprio quei problemi. Non esisteva una risposta giusta, ma svariate possibilità e ogni idea diventava un punto di partenza per quella successiva.

Colorare il vuoto

In un altro laboratorio siamo partiti dalla lettura di una storia: una bambina cercava ripetutamente di riempire il vuoto che sentiva dentro di sé con oggetti, cose materiali, tentativi sempre nuovi, ma niente sembrava bastarle. Solo quando smise di cercare all'esterno e iniziò a guardarsi dentro, da quel buco cominciarono a uscire colori, melodie, parole e mondi.

I bambini e le bambine del camp si sono poi adoperati per costruire il proprio “buco”, ognuno in modo personale. G., per esempio, ha scelto una strada che ci ha lasciati in silenzio: dal suo buco usciva un mostro.

"Rappresenta la morte" ci ha spiegato "la morte non deve essere qualcosa di brutto e terribile. È una speranza, un nuovo inizio, una nuova vita. È un passaggio che fa paura, ma che è profondamente bello." Sono riflessioni che difficilmente ci aspettiamo da un bambino o una bambina. Quando si crea uno spazio in cui nessuno teme il giudizio degli altri, anche i pensieri più complessi trovano il coraggio di emergere.

Volti-paesaggio

Durante il laboratorio di ritrattistica poetica i bambini e le bambine si sono guardati negli occhi prima ancora che sul foglio. Per qualche minuto hanno semplicemente osservato il volto dell'altro e poi hanno provato a raccontarlo. Non attraverso caratteristiche fisiche, ma attraverso immagini.

L. ha descritto la sorella parlando di "occhi furbi, ma sinceri" e di un "naso sottile come un ruscello." Per un attimo un volto ha smesso di essere soltanto un insieme di lineamenti ed è diventato un paesaggio.

Potremmo raccontare innumerevoli altri momenti che si sono succeduti durante la settimana, in cui sono stati i bambini e le bambine a insegnare qualcosa a noi.

Oggetti di casa che hanno preso vita diventando protagonisti di poesie, animali che si sono evoluti fino ad acquisire sensi straordinari e capacità impossibili, colori che hanno smesso di essere sfumature per diventare ricordi. Antiche rappresentazioni del mondo hanno lasciato spazio a pianeti nuovi, mentre la Luna è diventata una destinazione raggiungibile grazie a mezzi di trasporto progettati interamente dall'immaginazione dei bambini.

Il pensiero divergente

Osservando tutto questo ci siamo accorti di una cosa: spesso gli adulti utilizzano la creatività per trovare una soluzione. I bambini e le bambine, invece, la usano prima di tutto per farsi domande.

Crescendo siamo portati a dare per scontato il nostro modo di guardare le cose: una sedia è una sedia; un colore è semplicemente un colore. I bambini, invece, sembrano concedersi il tempo di osservare prima di definire e ogni oggetto può essere molte cose contemporaneamente, ogni domanda può avere infinite risposte e ogni idea può trasformarsi grazie all'intuizione di qualcun altro. Ed è proprio in questo approccio che troviamo il senso di pensiero divergente: nella disponibilità ad accogliere punti di vista diversi dal proprio.

Un giorno, parlando del tempo, un ragazzo ci ha raccontato una delle sue paure più profonde: "il tempo scorre molto velocemente. Ho passato undici anni della mia vita abbastanza bene e ho paura che finisca. Oppure che vada troppo lentamente.." Poi si è fermato qualche secondo. "Come sarà quando morirò? Non ci sarò più? Dormirò? Pensare di non poter vivere più è difficile, come andare nello spazio infinito." Infine, ha concluso con: “è meglio fare le cose adesso e non dire: lo faccio dopo."

Ci ha colpito la naturalezza con cui queste riflessioni trovavano spazio all'interno del gruppo: non c'era la pretesa di trovare una risposta, ma solo il desiderio di ascoltare. È forse proprio questo che rende il Camp un luogo speciale: il tempo dedicato ad accogliere domande che, molto spesso, nella quotidianità non trovano una collocazione.

Il sorriso d'un bambino

Se dovessimo portare a casa un'immagine di questa settimana, probabilmente non sarebbe un cartellone, un disegno o un'invenzione.

Tra le tante immagini che ci accompagneranno di questa esperienza, una poesia è riuscita a racchiuderle tutte:

Il sorriso d'un bambino

s'esprime come sole al vespro

rosso e giallastro, pieno di vita,

come un soffio o un sospiro

di vento nella brezza mattutina.

Arriccia, s'allarga e allunga

il viso in scatto,

cambia espressione

senza preavviso.

Sembra quasi piangere,

ma subito cambia

e sempre ti sorprende

come una breve scintilla

che scatta fugace

e al buio brilla.

DI OGNUNO

Dal progetto DI OGNUNO (scopri di più sulla Reception di Ognuno), nato da un’iniziativa di HospitalityRiva in collaborazione con Lombardini22 con Village for all - V4A® Ospitalità Accessibile, nasce un documento digitale che accompagna in un viaggio nel mondo dell’ospitalità accessibile e della progettazione universale nel settore dell’accoglienza, alla ricerca di risposte e soluzioni per la creazione di spazi e servizi che rispondano alle esigenze DI OGNUNO.

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July 10, 2026
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“Cos'è la creatività?”

È iniziata così una delle molteplici conversazioni che sono nate all’interno della terza edizione del Camp estivo Lombardini22 organizzato da Altinsensi su iniziativa di Elle22, il che si è svolto dal 29 giugno al 3 luglio, e tornerà anche a settembre.

Quest’anno abbiamo avuto il piacere di avere con noi anche Marco e Vittoria che per il loro percorso di stage hanno supportato le attività del camp e che hanno condiviso con noi il racconto della loro esperienza. Ecco cosa ci hanno raccontato:

"La creatività serve a risolvere i problemi quando quello che è già stato inventato non ti può aiutare." Ha risposto A., mentre E. l’ha descritta così: "La creatività è la fantasia e serve per fare divertire gli altri bambini."

Poi T. ha aggiunto: "La creatività è dentro di te e ti aiuta a inventare cose. Rende la realtà più bella aiutandoti a creare cose che altrimenti non saresti stato capace di immaginare."

Davanti a uno stesso quesito, abbiamo ricevuto tre risposte diverse e complementari, a riprova del fatto che non esiste un solo modo di guardare il mondo, ma tanti punti di vista complementari che si alimentano a vicenda. Per noi questa è stata la prima esperienza all'interno del Camp di Lombardini22; Per Altisensi, invece, la terza edizione di un percorso che continua a mettere il pensiero creativo al centro dell'esperienza educativa.

Ogni attività iniziava con uno stimolo: un libro, una storia, un'opera d'arte, una domanda, e ogni volta i bambini e le bambine lo rendevano proprio: ognuno trasformava e arricchiva i diversi spunti con la propria esperienza e lo restituiva al gruppo sotto una forma completamente nuova.

Leggere il mondo

Durante uno dei laboratori abbiamo osservato insieme le carte illustrate di Hervé Tullet, ma non le abbiamo utilizzate in maniera lineare. Non erano carte da abbinare, né immagini da interpretare correttamente, ma punti di partenza per innescare il dialogo.

Prima abbiamo chiesto ai bambini quali fossero, secondo loro, i problemi più importanti del mondo e le risposte che abbiamo ricevuto ci hanno lasciate a bocca aperta.

Chi ha detto ‘la guerra’, ‘la solitudine’ e chi ancora ‘il patriarcato’. C’è stata una risposta che ci ha colpito particolarmente: "le persone che ci dicono a cosa pensare."

Da quello stesso esercizio, poi, sono nati strumenti immaginari capaci di risolvere proprio quei problemi. Non esisteva una risposta giusta, ma svariate possibilità e ogni idea diventava un punto di partenza per quella successiva.

Colorare il vuoto

In un altro laboratorio siamo partiti dalla lettura di una storia: una bambina cercava ripetutamente di riempire il vuoto che sentiva dentro di sé con oggetti, cose materiali, tentativi sempre nuovi, ma niente sembrava bastarle. Solo quando smise di cercare all'esterno e iniziò a guardarsi dentro, da quel buco cominciarono a uscire colori, melodie, parole e mondi.

I bambini e le bambine del camp si sono poi adoperati per costruire il proprio “buco”, ognuno in modo personale. G., per esempio, ha scelto una strada che ci ha lasciati in silenzio: dal suo buco usciva un mostro.

"Rappresenta la morte" ci ha spiegato "la morte non deve essere qualcosa di brutto e terribile. È una speranza, un nuovo inizio, una nuova vita. È un passaggio che fa paura, ma che è profondamente bello." Sono riflessioni che difficilmente ci aspettiamo da un bambino o una bambina. Quando si crea uno spazio in cui nessuno teme il giudizio degli altri, anche i pensieri più complessi trovano il coraggio di emergere.

Volti-paesaggio

Durante il laboratorio di ritrattistica poetica i bambini e le bambine si sono guardati negli occhi prima ancora che sul foglio. Per qualche minuto hanno semplicemente osservato il volto dell'altro e poi hanno provato a raccontarlo. Non attraverso caratteristiche fisiche, ma attraverso immagini.

L. ha descritto la sorella parlando di "occhi furbi, ma sinceri" e di un "naso sottile come un ruscello." Per un attimo un volto ha smesso di essere soltanto un insieme di lineamenti ed è diventato un paesaggio.

Potremmo raccontare innumerevoli altri momenti che si sono succeduti durante la settimana, in cui sono stati i bambini e le bambine a insegnare qualcosa a noi.

Oggetti di casa che hanno preso vita diventando protagonisti di poesie, animali che si sono evoluti fino ad acquisire sensi straordinari e capacità impossibili, colori che hanno smesso di essere sfumature per diventare ricordi. Antiche rappresentazioni del mondo hanno lasciato spazio a pianeti nuovi, mentre la Luna è diventata una destinazione raggiungibile grazie a mezzi di trasporto progettati interamente dall'immaginazione dei bambini.

Il pensiero divergente

Osservando tutto questo ci siamo accorti di una cosa: spesso gli adulti utilizzano la creatività per trovare una soluzione. I bambini e le bambine, invece, la usano prima di tutto per farsi domande.

Crescendo siamo portati a dare per scontato il nostro modo di guardare le cose: una sedia è una sedia; un colore è semplicemente un colore. I bambini, invece, sembrano concedersi il tempo di osservare prima di definire e ogni oggetto può essere molte cose contemporaneamente, ogni domanda può avere infinite risposte e ogni idea può trasformarsi grazie all'intuizione di qualcun altro. Ed è proprio in questo approccio che troviamo il senso di pensiero divergente: nella disponibilità ad accogliere punti di vista diversi dal proprio.

Un giorno, parlando del tempo, un ragazzo ci ha raccontato una delle sue paure più profonde: "il tempo scorre molto velocemente. Ho passato undici anni della mia vita abbastanza bene e ho paura che finisca. Oppure che vada troppo lentamente.." Poi si è fermato qualche secondo. "Come sarà quando morirò? Non ci sarò più? Dormirò? Pensare di non poter vivere più è difficile, come andare nello spazio infinito." Infine, ha concluso con: “è meglio fare le cose adesso e non dire: lo faccio dopo."

Ci ha colpito la naturalezza con cui queste riflessioni trovavano spazio all'interno del gruppo: non c'era la pretesa di trovare una risposta, ma solo il desiderio di ascoltare. È forse proprio questo che rende il Camp un luogo speciale: il tempo dedicato ad accogliere domande che, molto spesso, nella quotidianità non trovano una collocazione.

Il sorriso d'un bambino

Se dovessimo portare a casa un'immagine di questa settimana, probabilmente non sarebbe un cartellone, un disegno o un'invenzione.

Tra le tante immagini che ci accompagneranno di questa esperienza, una poesia è riuscita a racchiuderle tutte:

Il sorriso d'un bambino

s'esprime come sole al vespro

rosso e giallastro, pieno di vita,

come un soffio o un sospiro

di vento nella brezza mattutina.

Arriccia, s'allarga e allunga

il viso in scatto,

cambia espressione

senza preavviso.

Sembra quasi piangere,

ma subito cambia

e sempre ti sorprende

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