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Headquarter Zucchetti Village

Data Centers of the future are here

Un edificio per rigenerare il contesto
14/1/2026
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Il progetto di Lombardini22 per il nuovo HQ del Gruppo Zucchetti è un programma di consolidamento aziendale che diventa un’occasione di sperimentazione architettonica.

La costante crescita del Gruppo Zucchetti, prima software house italiana, ha reso evidente l’esigenza di ripensare i suoi spazi di lavoro, superando la frammentazione delle sue sedi e costruendo un luogo in grado di rappresentarne l’identità evolutiva.

Sul piano urbano, le circostanze offrivano un’opportunità: un complesso a destinazione commerciale e uffici, formato da una torre uffici completamente rinnovata nel 2017, già sede di alcuni uffici del Gruppo (Torre Zucchetti), e uno spazio retail su due livelli (ex centro commerciale My Lodi), una grande piastra introversa e sottoutilizzata, energivora e obsoleta dal punto di vista funzionale e prestazionale, ma con un significativo potenziale strategico in termini di posizione, superficie, accessibilità e possibilità di trasformazione.

Questo il contesto in cui nasce il nuovo Headquarter del Gruppo Zucchetti, progettato da Lombardini22. Le necessità di espansione del Gruppo hanno portato, a partire dal 2019, a ripensare il complesso nel suo insieme, combinando esigenza aziendale di consolidamento e volontà di rigenerare un “residuo” urbano facendone una risorsa attiva, integrata con la torre uffici esistente e rinnovata nelle relazioni con la città nell’intorno.

Con queste premesse, era naturale immaginare un campus integrato che favorisse la collaborazione, l’attrazione di talenti e la qualità dell’ambiente lavorativo, allineandolo ai nuovi modelli organizzativi e alle strategie di sviluppo del Gruppo: non solo un Headquarter, dunque, ma un Village contemporaneo orientato all’innovazione che ospiterà circa 1.200 postazioni di lavoro e fino a circa 1.800 dipendenti in sharing, diventando il cuore di un quartier generale all'avanguardia.

La strategia architettonica

L’approccio scelto da Lombardini22 è stato quello di una trasformazione mirata e selettiva dell’esistente, combinando sottrazioni e addizioni volumetriche, riuso e riconfigurazione degli spazi in un dialogo controllato tra conservazione e nuova costruzione.

La ex piastra commerciale

Al centro della strategia vi è la decisione di preservare e rifunzionalizzare la grande piastra dell’ex centro commerciale, la cui struttura in cemento armato è stata in gran parte mantenuta e adeguata sismicamente, riducendo l’impatto ambientale (cioè la produzione di CO2) dovuto alle demolizioni e valorizzandone il potenziale spaziale. Per ridurre la profondità di piano della piastra e renderla più adatta alle attività lavorative e di servizio previste, il suo volume è stato alleggerito: svuotata la parte centrale, sono state ricavate due corti interne a cielo aperto entrambe alberate, un giardino naturale percorribile e un patio lastricato inteso come estensione dello spazio interno, che garantiscono aria e luce naturale agli uffici che vi si affacciano, e una serra bioclimatica a doppia altezza, con copertura a shed vetrata, che diventa hall d’accoglienza e nodo distributivo del complesso, oltre che nucleo simbolico del progetto.

La serra è, infatti, non solo uno spazio d’incontro di qualità, ma un grande atrio filtrante, un dispositivo ambientale che funge da elemento di mitigazione capace di contribuire alla riduzione dei consumi energetici dell’edificio. L’ampia piastra commerciale diventa così un organismo che respira, scandito da funzioni che estendono il concetto di spazio di lavoro a una serie di nuovi servizi al complesso, distribuiti sui suoi due livelli: a partire dalla serra/reception, un’area wellness dedicata ai dipendenti, un ristorante, una caffetteria aziendale, un auditorium nella zona semipubblica dell’edificio; e inoltre una client area, una conference room con training center, e ovviamente gli spazi ufficio veri e propri con i relativi supporti. Cuore sociale del campus Zucchetti, la piastra conserva anche un carattere di servizio alla persona mantenendo alcune funzioni esistenti (banca, farmacia e tra non molto un ristorante) di servizio pubblico non solo alla popolazione ospitata, ma al quartiere.

Un intervento che agisce sull’idea di permeabilità: dove l’ex centro commerciale era un monolite chiuso e introverso, il progetto introduce trasparenze, porosità e connessioni visive e funzionali tra interno ed esterno, in una relazione diretta ma protetta.

Il nuovo edificio in legno

La rimodulazione dei volumi dell’ex centro commerciale ha permesso la realizzazione di un nuovo corpo di fabbrica di sei piani fuori terra (grazie alla traslazione di superficie utile e alle premialità previste dalla normativa per la rigenerazione urbana): è il vero elemento identitario del progetto.

Posto sul lato est della piastra, qui completamente demolito nelle sue ultime tre campate, è una struttura ibrida di legno lamellare (X-Lam, Cross Laminated Timber) e cemento armato (core di distribuzione verticale): 22 pilastri alti 20 metri in legno, con passo strutturale di 8,40 metri, che disegnano con gli impalcati anch’essi in legno una maglia strutturale chiara e leggibile, come una celebrazione della materialità naturale. Interamente dedicato a uffici e spazi di supporto, il nuovo edificio ha una geometria compatta ma non monolitica: vuoti angolari a doppia altezza e ampie superfici vetrate scavano il volume e interrompono la trama del suo involucro, amplificando la luce e regalando terrazze praticabili. All’ultimo piano il volume arretra alleggerendo ulteriormente la struttura con un’ampia terrazza continua perimetrale.

Se la piastra rigenerata adotta un linguaggio trasparente dal ritmo uniforme, il nuovo edificio in legno assume un carattere più marcato: un lavoro di contrasto che non genera discontinuità ma un’identità composita di manufatti che esprimono funzioni, logiche costruttive, materiali e livelli di intervento diversi ma integrati in un sistema coerente.

Gli spazi interni

Progettati non solo per rispondere alle esigenze funzionali del Gruppo e facilitare le sinergie produttive che si generano dalla condivisione di uno spazio unitario, gli spazi interni sono focalizzati sul benessere psicofisico dei dipendenti e sulla qualità sensibile dell’ambiente. La scelta del legno contribuisce infatti a creare ambienti più confortevoli, favorendo un’atmosfera armoniosa e salubre grazie alla sua grana naturale. Il legno rimane dunque completamente a vista, così come a vista sono gli impianti integrati nella sua trama strutturale, restituendo un’atmosfera un po’ “factory” ma percettivamente calda e luminosa. Atmosfera rinforzata da superfici interne ed elementi d’arredo con decisi accenti di colore, o fatta risaltare per contrasto dalla loro neutralità cromatica, in funzione delle diverse aree di attività. Particolare attenzione è stata riservata anche al comfort acustico e illuminotecnico.

L’involucro

L’involucro gioca un ruolo fondamentale nel progetto del nuovo Zucchetti Village: definisce la sua identità architettonica e, allo stesso tempo, ne regola le prestazioni energetiche, il comfort interno e la qualità della luce. La complessità dell’intervento ha richiesto soluzioni ad hoc nelle sue diverse parti.

Nella piastra, le facciate vetrate ad alte prestazioni, con montanti e traversi in alluminio a taglio termico e vetri selettivi, formano una pelle dal ritmo continuo e leggero che aumenta la trasparenza e migliora il rapporto interno‑esterno.

Nella nuova stecca in legno lamellare è messa in scena la materia costruttiva. La maglia strutturale in legno è lasciata parzialmente a vista, come segno identitario, in una facciata a cellule fatta di moduli vetrati a tutta altezza, integrati da un sistema di schermatura in lamiera stirata che controllano e modulano i carichi solari, ottimizzando comfort termico, ma orientati così da lasciare la piena visibilità dell’esterno dalle postazioni di lavoro. Questo sistema è anche elemento cardine del progetto dal punto di vista dell’immagine architettonica, poiché dinamizza la visione dell’edificio, e giocando sulle variabili densità percettive dell’involucro, lo rendono mutevole a seconda dei punti di osservazione.

Nella serra bioclimatica, una copertura a shed fatta di ampie superfici vetrate agisce come un diaframma di regolazione ambientale: riduce le dispersioni in inverno e consente la ventilazione naturale in estate; capta passivamente il calore grazie all’irraggiamento solare invernale. Buffer energetico e percettivo, la serra è un elemento tecnico e, allo stesso tempo, un luogo di relazione e rappresentanza. Ma tutte le coperture del complesso, in generale, sono parte integrante di questa strategia, con un’estesa presenza di verde e soluzioni tecnologiche differenziate: a verde estensivo sulla piastra recuperata, con terrazze accessibili che diventano spazi di lavoro informale e di pausa rigenerativa per i dipendenti; essenzialmente tecniche sul nuovo edificio, ottimizzate per ospitare impianti e sistemi fotovoltaici.

Un insieme di scelte per la sostenibilità

Il progetto dello Zucchetti Village ha dato l’opportunità a Lombardini22 di consolidare il proprio approccio verso un’architettura sostenibile con una scelta costruttiva particolarmente coerente, soprattutto in chiave di neutralità carbonica: l’impiego del legno lamellare certificato, qui sperimentato esplorando diverse soluzioni di prefabbricazione in funzione della velocità di cantiere e della qualità dello spazio costruito.

Il legno è un materiale unico che consente un significativo risparmio di CO₂, sia durante la costruzione sia rispetto all’intero ciclo di vita dell'edificio grazie alla sua capacità di assorbire e immagazzinare anidride carbonica, agendo di fatto come un serbatoio di carbonio, sottraendo CO₂ dall'atmosfera durante la crescita e mantenendola immagazzinata. Nell'insieme sono stati utilizzati strutturalmente circa 1.600 m³ di legno: dal primo al quinto piano della nuova stecca uffici, oltre che nel corpo di collegamento tra le corti interne e in parte della struttura di copertura della “serra” di ingresso. Ciò equivale a oltre 1.600 tonnellate di CO₂ sottratta all’atmosfera, equivalente annuale di circa 500 auto a benzina o ti 80.000 alberi. Rispetto ad altri materiali da costruzione come cemento e acciaio, che richiedono processi produttivi più intensivi in termini di energia, l’utilizzo del legno riduce notevolmente l’impatto ambientale.

Una scelta strategica ma non isolata: nel progetto del Zucchetti Village tutte le soluzioni progettuali adottate sono infatti orientate a promuovere un ambiente costruito sostenibile, e perfettamente allineate con le linee guida della tassonomia dell’Unione Europea per gli investimenti sostenibili. Il progetto non solo riduce le emissioni di CO2, ma rispetta anche i criteri di riuso dei materiali alla fine del ciclo di vita dell’edificio, oltre a una più semplice “smontabilità” delle strutture primarie, aspetto che ne aumenta ulteriormente la sostenibilità. L’uso dell’acqua di falda per la climatizzazione, il recupero delle acque piovane e l’esteso canopy fotovoltaico in copertura, completano il sistema di ottimizzazione dell’intero complesso.

Marco Amosso, Direttore L22 U&B e Partner Lombardini22, dichiara:

“Pensiamo che ogni architettura, soprattutto se intesa al riuso di un complesso esistente, sia anche un atto di rigenerazione urbana che influisce sulla percezione e sulla qualità della vita di un intorno più ampio. Per questo motivo, per il nuovo Headquarter Zucchetti abbiamo immaginato un organismo che respira, un’architettura i cui spazi si aprono alla luce e all’aria per i suoi ospiti, ma anche alla città, grazie a un attento rapporto tra i volumi, tra pieni e vuoti, tra riadattamento e nuovo. L’obiettivo era restituire nuova vita a una struttura esistente in un sistema complesso, con un programma articolato che integra funzioni semi-pubbliche con quelle tipiche di un headquarter direzionale, che sia capace di farne crescere la produttività, ma anche di dare forma a un luogo riconoscibile, permeabile e accogliente anche attraverso la scelta dei materiali e la qualità degli spazi.
Un “village” che genera nuove relazioni, interne ed esterne, in un rinnovato dialogo con la città: un “innesco” capace di proporre nuove sinergie sul territorio”.

DI OGNUNO

Dal progetto DI OGNUNO (scopri di più sulla Reception di Ognuno), nato da un’iniziativa di HospitalityRiva in collaborazione con Lombardini22 con Village for all - V4A® Ospitalità Accessibile, nasce un documento digitale che accompagna in un viaggio nel mondo dell’ospitalità accessibile e della progettazione universale nel settore dell’accoglienza, alla ricerca di risposte e soluzioni per la creazione di spazi e servizi che rispondano alle esigenze DI OGNUNO.

Scopri l'Universal Design nell'ospitalità

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January 14, 2026
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January 14, 2026

Headquarter Zucchetti Village

Il progetto di Lombardini22 per il nuovo HQ del Gruppo Zucchetti è un programma di consolidamento aziendale che diventa un’occasione di sperimentazione architettonica.

La costante crescita del Gruppo Zucchetti, prima software house italiana, ha reso evidente l’esigenza di ripensare i suoi spazi di lavoro, superando la frammentazione delle sue sedi e costruendo un luogo in grado di rappresentarne l’identità evolutiva.

Sul piano urbano, le circostanze offrivano un’opportunità: un complesso a destinazione commerciale e uffici, formato da una torre uffici completamente rinnovata nel 2017, già sede di alcuni uffici del Gruppo (Torre Zucchetti), e uno spazio retail su due livelli (ex centro commerciale My Lodi), una grande piastra introversa e sottoutilizzata, energivora e obsoleta dal punto di vista funzionale e prestazionale, ma con un significativo potenziale strategico in termini di posizione, superficie, accessibilità e possibilità di trasformazione.

Questo il contesto in cui nasce il nuovo Headquarter del Gruppo Zucchetti, progettato da Lombardini22. Le necessità di espansione del Gruppo hanno portato, a partire dal 2019, a ripensare il complesso nel suo insieme, combinando esigenza aziendale di consolidamento e volontà di rigenerare un “residuo” urbano facendone una risorsa attiva, integrata con la torre uffici esistente e rinnovata nelle relazioni con la città nell’intorno.

Con queste premesse, era naturale immaginare un campus integrato che favorisse la collaborazione, l’attrazione di talenti e la qualità dell’ambiente lavorativo, allineandolo ai nuovi modelli organizzativi e alle strategie di sviluppo del Gruppo: non solo un Headquarter, dunque, ma un Village contemporaneo orientato all’innovazione che ospiterà circa 1.200 postazioni di lavoro e fino a circa 1.800 dipendenti in sharing, diventando il cuore di un quartier generale all'avanguardia.

La strategia architettonica

L’approccio scelto da Lombardini22 è stato quello di una trasformazione mirata e selettiva dell’esistente, combinando sottrazioni e addizioni volumetriche, riuso e riconfigurazione degli spazi in un dialogo controllato tra conservazione e nuova costruzione.

La ex piastra commerciale

Al centro della strategia vi è la decisione di preservare e rifunzionalizzare la grande piastra dell’ex centro commerciale, la cui struttura in cemento armato è stata in gran parte mantenuta e adeguata sismicamente, riducendo l’impatto ambientale (cioè la produzione di CO2) dovuto alle demolizioni e valorizzandone il potenziale spaziale. Per ridurre la profondità di piano della piastra e renderla più adatta alle attività lavorative e di servizio previste, il suo volume è stato alleggerito: svuotata la parte centrale, sono state ricavate due corti interne a cielo aperto entrambe alberate, un giardino naturale percorribile e un patio lastricato inteso come estensione dello spazio interno, che garantiscono aria e luce naturale agli uffici che vi si affacciano, e una serra bioclimatica a doppia altezza, con copertura a shed vetrata, che diventa hall d’accoglienza e nodo distributivo del complesso, oltre che nucleo simbolico del progetto.

La serra è, infatti, non solo uno spazio d’incontro di qualità, ma un grande atrio filtrante, un dispositivo ambientale che funge da elemento di mitigazione capace di contribuire alla riduzione dei consumi energetici dell’edificio. L’ampia piastra commerciale diventa così un organismo che respira, scandito da funzioni che estendono il concetto di spazio di lavoro a una serie di nuovi servizi al complesso, distribuiti sui suoi due livelli: a partire dalla serra/reception, un’area wellness dedicata ai dipendenti, un ristorante, una caffetteria aziendale, un auditorium nella zona semipubblica dell’edificio; e inoltre una client area, una conference room con training center, e ovviamente gli spazi ufficio veri e propri con i relativi supporti. Cuore sociale del campus Zucchetti, la piastra conserva anche un carattere di servizio alla persona mantenendo alcune funzioni esistenti (banca, farmacia e tra non molto un ristorante) di servizio pubblico non solo alla popolazione ospitata, ma al quartiere.

Un intervento che agisce sull’idea di permeabilità: dove l’ex centro commerciale era un monolite chiuso e introverso, il progetto introduce trasparenze, porosità e connessioni visive e funzionali tra interno ed esterno, in una relazione diretta ma protetta.

Il nuovo edificio in legno

La rimodulazione dei volumi dell’ex centro commerciale ha permesso la realizzazione di un nuovo corpo di fabbrica di sei piani fuori terra (grazie alla traslazione di superficie utile e alle premialità previste dalla normativa per la rigenerazione urbana): è il vero elemento identitario del progetto.

Posto sul lato est della piastra, qui completamente demolito nelle sue ultime tre campate, è una struttura ibrida di legno lamellare (X-Lam, Cross Laminated Timber) e cemento armato (core di distribuzione verticale): 22 pilastri alti 20 metri in legno, con passo strutturale di 8,40 metri, che disegnano con gli impalcati anch’essi in legno una maglia strutturale chiara e leggibile, come una celebrazione della materialità naturale. Interamente dedicato a uffici e spazi di supporto, il nuovo edificio ha una geometria compatta ma non monolitica: vuoti angolari a doppia altezza e ampie superfici vetrate scavano il volume e interrompono la trama del suo involucro, amplificando la luce e regalando terrazze praticabili. All’ultimo piano il volume arretra alleggerendo ulteriormente la struttura con un’ampia terrazza continua perimetrale.

Se la piastra rigenerata adotta un linguaggio trasparente dal ritmo uniforme, il nuovo edificio in legno assume un carattere più marcato: un lavoro di contrasto che non genera discontinuità ma un’identità composita di manufatti che esprimono funzioni, logiche costruttive, materiali e livelli di intervento diversi ma integrati in un sistema coerente.

Gli spazi interni

Progettati non solo per rispondere alle esigenze funzionali del Gruppo e facilitare le sinergie produttive che si generano dalla condivisione di uno spazio unitario, gli spazi interni sono focalizzati sul benessere psicofisico dei dipendenti e sulla qualità sensibile dell’ambiente. La scelta del legno contribuisce infatti a creare ambienti più confortevoli, favorendo un’atmosfera armoniosa e salubre grazie alla sua grana naturale. Il legno rimane dunque completamente a vista, così come a vista sono gli impianti integrati nella sua trama strutturale, restituendo un’atmosfera un po’ “factory” ma percettivamente calda e luminosa. Atmosfera rinforzata da superfici interne ed elementi d’arredo con decisi accenti di colore, o fatta risaltare per contrasto dalla loro neutralità cromatica, in funzione delle diverse aree di attività. Particolare attenzione è stata riservata anche al comfort acustico e illuminotecnico.

L’involucro

L’involucro gioca un ruolo fondamentale nel progetto del nuovo Zucchetti Village: definisce la sua identità architettonica e, allo stesso tempo, ne regola le prestazioni energetiche, il comfort interno e la qualità della luce. La complessità dell’intervento ha richiesto soluzioni ad hoc nelle sue diverse parti.

Nella piastra, le facciate vetrate ad alte prestazioni, con montanti e traversi in alluminio a taglio termico e vetri selettivi, formano una pelle dal ritmo continuo e leggero che aumenta la trasparenza e migliora il rapporto interno‑esterno.

Nella nuova stecca in legno lamellare è messa in scena la materia costruttiva. La maglia strutturale in legno è lasciata parzialmente a vista, come segno identitario, in una facciata a cellule fatta di moduli vetrati a tutta altezza, integrati da un sistema di schermatura in lamiera stirata che controllano e modulano i carichi solari, ottimizzando comfort termico, ma orientati così da lasciare la piena visibilità dell’esterno dalle postazioni di lavoro. Questo sistema è anche elemento cardine del progetto dal punto di vista dell’immagine architettonica, poiché dinamizza la visione dell’edificio, e giocando sulle variabili densità percettive dell’involucro, lo rendono mutevole a seconda dei punti di osservazione.

Nella serra bioclimatica, una copertura a shed fatta di ampie superfici vetrate agisce come un diaframma di regolazione ambientale: riduce le dispersioni in inverno e consente la ventilazione naturale in estate; capta passivamente il calore grazie all’irraggiamento solare invernale. Buffer energetico e percettivo, la serra è un elemento tecnico e, allo stesso tempo, un luogo di relazione e rappresentanza. Ma tutte le coperture del complesso, in generale, sono parte integrante di questa strategia, con un’estesa presenza di verde e soluzioni tecnologiche differenziate: a verde estensivo sulla piastra recuperata, con terrazze accessibili che diventano spazi di lavoro informale e di pausa rigenerativa per i dipendenti; essenzialmente tecniche sul nuovo edificio, ottimizzate per ospitare impianti e sistemi fotovoltaici.

Un insieme di scelte per la sostenibilità

Il progetto dello Zucchetti Village ha dato l’opportunità a Lombardini22 di consolidare il proprio approccio verso un’architettura sostenibile con una scelta costruttiva particolarmente coerente, soprattutto in chiave di neutralità carbonica: l’impiego del legno lamellare certificato, qui sperimentato esplorando diverse soluzioni di prefabbricazione in funzione della velocità di cantiere e della qualità dello spazio costruito.

Il legno è un materiale unico che consente un significativo risparmio di CO₂, sia durante la costruzione sia rispetto all’intero ciclo di vita dell'edificio grazie alla sua capacità di assorbire e immagazzinare anidride carbonica, agendo di fatto come un serbatoio di carbonio, sottraendo CO₂ dall'atmosfera durante la crescita e mantenendola immagazzinata. Nell'insieme sono stati utilizzati strutturalmente circa 1.600 m³ di legno: dal primo al quinto piano della nuova stecca uffici, oltre che nel corpo di collegamento tra le corti interne e in parte della struttura di copertura della “serra” di ingresso. Ciò equivale a oltre 1.600 tonnellate di CO₂ sottratta all’atmosfera, equivalente annuale di circa 500 auto a benzina o ti 80.000 alberi. Rispetto ad altri materiali da costruzione come cemento e acciaio, che richiedono processi produttivi più intensivi in termini di energia, l’utilizzo del legno riduce notevolmente l’impatto ambientale.

Una scelta strategica ma non isolata: nel progetto del Zucchetti Village tutte le soluzioni progettuali adottate sono infatti orientate a promuovere un ambiente costruito sostenibile, e perfettamente allineate con le linee guida della tassonomia dell’Unione Europea per gli investimenti sostenibili. Il progetto non solo riduce le emissioni di CO2, ma rispetta anche i criteri di riuso dei materiali alla fine del ciclo di vita dell’edificio, oltre a una più semplice “smontabilità” delle strutture primarie, aspetto che ne aumenta ulteriormente la sostenibilità. L’uso dell’acqua di falda per la climatizzazione, il recupero delle acque piovane e l’esteso canopy fotovoltaico in copertura, completano il sistema di ottimizzazione dell’intero complesso.

Marco Amosso, Direttore L22 U&B e Partner Lombardini22, dichiara:

“Pensiamo che ogni architettura, soprattutto se intesa al riuso di un complesso esistente, sia anche un atto di rigenerazione urbana che influisce sulla percezione e sulla qualità della vita di un intorno più ampio. Per questo motivo, per il nuovo Headquarter Zucchetti abbiamo immaginato un organismo che respira, un’architettura i cui spazi si aprono alla luce e all’aria per i suoi ospiti, ma anche alla città, grazie a un attento rapporto tra i volumi, tra pieni e vuoti, tra riadattamento e nuovo. L’obiettivo era restituire nuova vita a una struttura esistente in un sistema complesso, con un programma articolato che integra funzioni semi-pubbliche con quelle tipiche di un headquarter direzionale, che sia capace di farne crescere la produttività, ma anche di dare forma a un luogo riconoscibile, permeabile e accogliente anche attraverso la scelta dei materiali e la qualità degli spazi.
Un “village” che genera nuove relazioni, interne ed esterne, in un rinnovato dialogo con la città: un “innesco” capace di proporre nuove sinergie sul territorio”.

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